FRANCESCO RUOPOLO

Attaccante
Nato ad Aversa (Ce) il 10 marzo 1983
Esordio in A: -

2000-01 PARMA A 0 0 0 0
2001-02 PARMA A 0 0 0 0
2002-03 PRO PATRIA C1 32 4
2003-04 CITTADELLA C1
2004-05 PARMA A

(legenda)

È un tipo curioso, Francesco Ruopolo. Nato in provincia di Caserta, parla con l'accento emiliano; è un centravanti, ma è più spietato con se stesso che con i portieri avversari; ha segnato un solo gol in 21 giornate (ad Alzano, nella prima gara del 2003), però allo stadio di Busto Arsizio non si è mai levato un coro contro questo attaccante prossimo ai 20 anni, cresciuto nel modenese e ceduto in prestito dal Parma alla Pro Patria. Facile, si potrebbe pensare. La gloriosa Pro, allenata da Carletto Muraro, è fresca di promozione e quest'anno veleggia tranquilla a metà classifica. I tifosi che la domenica affollano le gradinate dello "Speroni" non hanno alcun motivo di arrabbiarsi... «Non è proprio così» spiega invece il direttore sportivo Riccardo Guffanti. «Questa è una piazza molto calda, quasi "meridionale". Se non giocasse bene, gli spettatori se lo sarebbero già mangiato. Il fatto è che i nostri tifosi apprezzano il sacrificio e lui è un generoso. Per questo lo appoggiano e lo amano». «Piace perché è un bravo ragazzo e in campo dà l'anima» aggiunge Giovanni Toia, giornalista del Giorno.

Nessun paragone con Stefano Dall'Acqua, il bomber che un anno fa trascinò la squadra in C1 realizzando undici gol alla prima vera stagione da professionista, ora al Cittadella. «Quella fu davvero una scommessa» continua Guffanti che scoprì Dall'Acqua al Derthona, nel Campionato Nazionale Dilettanti. «Se Stefano non avesse segnato, l'avrebbero massacrato». «Non c'è nessun parallelo tra Ruopolo e Dall'Acqua» conferma Toia, «perché il sostituto naturale dell'attaccante veneto è Matteini». Ruopolo, infatti, in questa stagione sta giocando prevalentemente da seconda punta, in appoggio al giovane attccante livornese, prelevato dal Gualdo dopo una stagione esaltante (17 reti in C2). Non è il ruolo al quale Francesco era abituato. A Parma, dove ha giocato sei anni (dai Giovanissimi fino alla Primavera), era considerato una prima punta. Quest'anno gli capita raramente di essere la principale "bocca di fuoco" nel 4-4-2 di Muraro: succede solo quando l'ex interista opta per il "modulo alla Guidolin", con due trequartisti (Romano e Trezzi) e un unico attaccante. «Ero abituato a essere il giocatore più avanzato» spiega Ruopolo, anche se mi è sempre piaciuto allargarmi. Ma non c'è problema, mi sacrifico volentieri. E non voglio sentire giustificazioni sul fatto che segno poco perché sono costretto a giocare più lontano dalla porta. Non è vero: le occasioni le ho, quindi è colpa mia, se non riesco a sfruttarle». Lascia di stucco la severità e la lucidità con la quale si analizza. «È molto timido, forse questo lo blocca un po'» commenta Toia. «Se solo avesse un quarto della sfrontatezza di quel guascone di Matteini...». «È vero, anche i compagni mi dicono che ripenso troppo ai miei errori» ammette l'attaccante della Pro Patria. «Spesso ci rifletto sopra, fino a quando non mi viene il mal di testa. Ma io sono fatto così: preferisco concentrarmi sulle mie lacune, piuttosto che guardare ai pregi. Ho sempre cercato di stare sulle mie, ad esempio, senza vantarmi mai con i miei amici perché giocavo nel Parma. È il mio modo di affrontare la vita e qualche risultato l'ha prodotto».

In bilancio, all'attivo, Ruopolo può iscrivere le 17 reti realizzate con la Primavera del Parma nella scorsa stagione: «Ho infilato una serie impressionante nel finale di campionato. Nelle ultime nove partite sono sempre andato a segno, facendo dodici gol». Poi ci sono le convocazioni nell'Under 20 di Francesco Rocca: «Quando i dirigenti mi hanno comunicato che ero stato chiamato, ho pensato a uno scherzo. In passato ero stato nel giro dell'Under 15 e dell'Under 16, niente più. Solo quando ho visto la lettera della Federazione ci ho creduto». Infine può contare sulla stima di un signore che, da allenatore, ha vinto uno scudetto, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e alla guida della Nazionale è giunto secondo al Mondiale 1994. Tra i principali sponsor di Francesco Ruopolo c'è infatti un certo Arrigo Sacchi, direttore dell'area tecnica del Parma: «Ha iniziato a seguirmi nella parte finale della scorsa stagione» confessa la punta. «E so che si sta interessando alle mie prestazioni. Manda spesso a Busto Arsizio qualche osservatore. L'ho incontrato un paio di volte quando andavo a giocare le amichevoli con la prima squadra del Parma, ma non posso dire di conoscerlo bene. Però quest'estate mi ha mandato un fax per farmi gli auguri di buon campionato». «Sacchi lo chiama spesso» aggiunge Guffanti. «È la prima volta che mi capita di registrare un'attenzione così assidua nei confronti di un giovane da parte di un personaggio di quel livello. Gli manda sempre telegrammi per fargli gli auguri. È molto bello che trovi tempo per Francesco».

A tenere i contatti tra la giovane promessa e la casa madre, c'è anche Fausto Pari, ex centrocampista della Sampdoria e ora responsabile degli osservatori del Parma. Sarà proprio con lui che, a fine stagione, i dirigenti della Pro Patria dovranno decidere il futuro di Ruopolo: «A questo livello uno lavora per la propria società, ma anche per il bene del calcio» spiega il diesse dei Tigrotti. «Se avrà la possibilità di salire di categoria, tanto meglio per lui. Se si tratta però di portarlo in Serie B tanto per fare, allora preferisco che resti con noi». Sulle tribune dello "Speroni" non si fanno comunque vedere solo gli emissari di Sacchi. Pare che anche Torino, Piacenza e Chievo si stiano interessando al ragazzo di Aversa, trapiantato in Emilia all'età di tre anni, ultimo di quattro fratelli (il penultimo, Luca, 22 anni, gioca in C2 nel Sassuolo): «Io ho sentito parlare di Piacenza e Sampdoria» precisa il diretto interessato. Sul fronte del mercato può stare tranquillo. Il suo procuratore è Sergio Berti, il manager di Christian Vieri: «Bobo è il mio modello, anche se mi hanno sempre paragonato a Ravanelli per la caparbietà che metto in campo». Basta accennare all'accostamento con Penna Bianca e Francesco torna a fustigarsi: «Sì, l'impegno. È l'unica dote che sicuramente possiedo. Ho tanta voglia di fare... Forse troppa, perché qualche volta mi spinge ad affrettare la conclusione e a sbagliare sotto porta palloni facili». Guffanti ha un'altra teoria: «È poco coordinato. Deve imparare ad arrivare bene sulla palla. Così riuscirà a calciare meglio e ne beneficerà anche nel controllo e nelle sponde». Con il carattere che ha, non è certo tipo da prendersela, se gli fanno un'osservazione. La inserirà subito alla voce "lacune da colmare". Come quella parlata napoletana un po' stentata, fonte di qualche sfottò quando torna in Campania d'estate: «Sì, gli amici e i parenti mi prendono in giro quando sono al mio paese. Da piccolo non riuscivo a dire nemmeno una parola, adesso sto migliorando». È un grande lavoratore, "un napoletano un po' nordico" come lo definisce Toia. Basta che si fermi prima di farsi venire il mal di testa. Lo stress da calcio lo lasci al suo pigmalione Sacchi.

(Stefano Scacchi - Guerin Sportivo)



La carriera in nazionale (figc.it)